Traduzione automatica dal russo. Mostra originale

ShInonicoNergamento (Chinon Parchment)

Pergamena di Chinon

Atto ufficiale dei legati pontifici di Clemente V, redatto dal 17 al 20 agosto 1308 presso il Castello di Chinon (Diocesi di Tours). Conservato presso l'Archivio Apostolico Vaticano (originale Archivum Arcis, Arm. D 217; copia autentica D 218). Si tratta del principale documento superstite che documenta l'assoluzione canonica dalla scomunica dei massimi vertici dell'Ordine del Tempio e il suo ritorno alla comunione della Chiesa, nonostante le accuse di eresia mosse dalla corona francese.

Pergamena di Chinon - leadership assoluta dell'Ordine del Tempio, 17–20 agosto 1308
Pergamena di Chinon (pubblico dominio; immagine Wikimedia Commons/Archivio Vaticano).

L'essenza del documento e il perdono canonico

Per conto di papa Clemente V, tre cardinali - Bérenger Fredol, Etienne de Suisy e Landolfo Brancaccio - furono inviati a Chinon per interrogare i più alti dignitari dell'Ordine, che non potevano essere consegnati a Poitiers. Dinanzi ai legati è comparso quanto segue:

  • Jacques de Molay è il 23° Gran Maestro dell'Ordine del Tempio;
  • Raimbo de Caron - Precettore delle commende d'oltremare (Outremer);
  • Ugo de Peyraud - Precettore di Francia;
  • Geoffroy de Gonneville - Precettore di Aquitania e Poitou;
  • Geoffroy de Charny - Precettore della Normandia.

Dopo il giuramento, l'esame (alla presenza di notai e testimoni apostolici) e la formale rinuncia all'eresia, i legati, agendo per autorità del Papa, concedevano loro la grazia del perdono della sentenza di scomunica e li restauravano all'unità con la Chiesa, nella comunione dei fedeli e nei sacramenti. L'atto afferma:

  • ai vertici dell'Ordine viene concessa l'assoluzione canonica (perdono della scomunica);
  • vengono riammessi nella comunità cristiana e nei sacramenti;
  • in questa fase la Santa Sede non approvò l'accusa di eresia contro l'Ordine e cercò di preservarlo sotto la riforma ecclesiastica.

È importante chiarire il significato della fonte: l'Atto di Chinon è l'assoluzione di specifici alti dignitari dopo l'abdicazione e la richiesta di perdono, e non una separata “sentenza di completa innocenza dell'intero Ordine” nel senso giudiziario moderno. Tuttavia, risulta chiaramente che il papato nel 1308 non condannò i Templari come eretici e li restituì alla comunione ecclesiastica.

Insabbiamento storico dell'atto

Nonostante il primato assoluto, sotto la pressione del re di Francia, Filippo IV il Bello, Clemente V fu costretto ad abbandonare il progetto di preservazione dell'Ordine. Nel 1312, con bollaVox in excelsoL'ordine non è stato abolito da un verdetto finale di eresia (non per modum sententiae definitivae), e con decreto amministrativo della Santa Sede (per modum provisionis seu ordinationis apostolicae).

La stessa pergamena di Chinon rimase nelle collezioni chiuse della Santa Sede e per secoli cadde fuori dalla circolazione scientifica (l'esistenza dell'atto fu a lungo supposta dalla bolla Faciens misericordiam e secondo una lettera dei cardinali a Filippo IV, nota fin dal XVII secolo).

Scoperta e riconoscimento da parte del Vaticano

Nel settembre 2001 il documento è stato riscoperto nell'Archivio Segreto Vaticano dalla paleografa Barbara Frale. Nell'ottobre 2007 il Vaticano ha diffuso il testo in una speciale edizione limitata Processus Contra Templarios ("Processo contro i Templari").

Importanza per la tradizione del tempio moderno

Per il Magistrato Regionale del ramo Magnum Magisterium, la pergamena di Chinon costituisce prova storica e canonica dell'integrità spirituale dell'Ordine davanti alla Santa Sede. Egli conferma che il 23° Gran Maestro Jacques de Molay subì il martirio sul rogo non come eretico condannato da un tribunale ecclesiastico, ma come cavaliere precedentemente restituito dal Papa alla comunione della Chiesa.

Poiché l'Ordine non fu condannato per eresia da un tribunale ecclesiastico, ma fu abolito con un atto amministrativo sotto pressione secolare, la linea di successione ininterrotta che attraversa Carta di Larmenio e preservato dalla nostra giurisdizione, poggia su questa base storica e spirituale di legittimità.

Vedi anche: Carta della Trasmissione (Carta Transmissionis), Storia e continuità, Grandi Maestri.